Stiamo vivendo la grande era di internet e degli smartphone. In pratica? Beh, in pratica significa che stiamo arricchendo i gesti del quotidiano con il supporto della tecnologia. Dobbiamo andare in centro per un aperitivo? Usiamo il navigatore del telefonino. Dobbiamo prenotare le prossime ferie? Ci connettiamo ad internet. Dobbiamo tradurre un documento? Beh, semplice, c’è Google translator. Un secondo … è proprio così?

Potremmo riassumere, a grandissime linee (non ce ne vogliamo linguisti e traduttori), due livelli principali del tradurre: una traduzione letterale ed una traduzione che tiene conto di significato, significante e contesto. I progressi degli strumenti tecnologici sono impressionanti e questi balzi in avanti hanno coinvolto anche i traduttori automatici. E’ inutile e ridicolo negare la facilità d’utilizzo di Google Translator per frasi brevi, locuzioni, parole o per ovviare ad un lapsus o ad una dimenticanza. Molto più problematica e complessa, invece, è definirne l’utilità in relazione a traduzioni di testi più “densi”.

Un traduttore automatico, per quanto siano complessi gli algoritmi di definizione su cui si basa, non può ancora delineare le sfumature, l’intento, il tono di un discorso. Ecco spiegato il mistero dei contenuti non-sense che si trovano a volte online.

La traduzione non è fatta di soli bianchi e neri ma di grigi, sfumature difficilmente rilevabili da automatismi.

 

agenzia-traduzione-multiterm-google-fail